Le Big Tech investono sulla salute: un’opportunità o una minaccia per i pazienti?

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Amazon, Google, Facebook, Apple sono solo alcuni dei nomi dei colossi tecnologici che ormai da tempo hanno puntato gli occhi sul settore sanitario, sicuri di poter giocare un ruolo importante in un mercato sempre più orientato alla medicina delle 4P: Partecipazione, Prevenzione, Personalizzazione e Previsione.

Il motivo dietro questa decisione è semplice, solo negli Stati Uniti il mercato vale circa 3.500 miliardi di dollari, e le competenze tecnologiche e analitiche a disposizione delle Big Tech sono certamente compatibili con la trasformazione in atto.

Le opportunità per i pazienti sono di grande valore.

Solo per citarne alcune: monitoraggio dei parametri vitali e supporto specialistico da remoto, cure mediche più accessibili, incremento dell’aderenza terapeutica, monitoraggio dei fattori di rischio, prevenzione e terapia personalizzata, etc.

Il periodo buio che stiamo affrontando ormai da inizio anno conferma l’importanza che assumono i dati per avere una fotografia quanto più chiara possibile della diffusione del contagio, realizzare previsioni ed elaborare strategie per il contenimento della pandemia.

Dall’altro lato evidenzia in modo chiaro e netto l’impreparazione della maggior parte degli stati a livello mondiale in termini di capacità di tracciamento, raccolta, gestione e analisi dei dati. Uno dei pochi paesi che sembra invece essere all’avanguardia da questo punto di vista è la Cina, dove i cittadini vengono monitorati in modo capillare e con ogni strumento disponibile.

Considerando le caratteristiche del sistema di governo cinese e l’attenzione minima alla privacy dei cittadini, questo non ci fa stare troppo tranquilli.

Ma anche nel mondo occidentale esistono dei rischi da non sottovalutare in materia di gestione dei dati personali.

Se da un lato è pur vero che le grandi aziende tecnologiche posseggono già una quantità infinita di nostri dati che utilizzano e rivendono ad altre organizzazioni per veicolare campagne marketing sempre più efficaci e personalizzate, dall’altro lato il dato sanitario è per sua natura più sensibile.

E finché il dato viene raccolto da uno Stato democratico per tentare di arginare la diffusione di un virus o per offrire cure più efficaci, il rischio appare meno rilevante, quantomeno parametrato ai benefici che il cittadino può ottenere in cambio.

Ma se a raccoglier